Chiunque abbia avuto la possibilità di utilizzare la metropolitana di Roma negli ultimi sei mesi, avrà di certo fatto caso ad un fenomeno sicuramente banale, ma nel contempo, alquanto bizzarro: sto parlando dell’andamento della distribuzione dei passeggeri all’interno delle vetture.
Fino a circa sei mesi fa, i viaggiatori più consumati sapevano bene che per evitare la calca delle ore di punta, la soluzione migliore era quella di posizionarsi in corrispondenza delle carrozze più distanti dal centro, in quanto la maggior parte delle stazioni (comprese quelle più frequentate) conducono i passeggeri al centro della banchina, punto dal quale molte persone preferiscono non discostarsi fino all’arrivo del treno. La densità dei viaggiatori raggiungeva quindi un picco in corrispondenza dei vagoni centrali, per poi diminuire con l’andamento di una curva gaussiana fino a raggiungere le estremità.
La scelta delle posizioni di testa e di coda dovrebbe perciò apparire più “attraente” sia per il tempo di permanenza sulla bachina, che per quello trascorso a bordo del treno. Il problema nasce purtroppo dalla constatazione che un simile ragionamento viene lentamente portato avanti da tutti i viaggiatori abituali, i quali tenderanno a “scivolare” verso le valli della distribuzione sperando, in cuor loro, che la maggior parte dei loro “vicini” preferisca le vecchie abitudini, pagando un prezzo in termini di comfort, piuttosto che rischiare di trovare carrozze sovraffollate e dover quindi attendere l’arrivo di un altro treno.
In effetti questo ragionamento non è del tutto infondato: esso infatti si basa sul famoso (o famigerato, a seconda dei punti di vista) principio di razionalità; all’interno di un sistema, gli individui tenderanno a comportarsi in modo da massimizzare il loro benessere e di conseguenza, secondo il pensiero di Adam Smith, faranno sì che il sistema raggiunga “spontaneamente” un punto di equilibrio caratterizzato dal benessere comune. Tale visione della realtà è stata di fatto smentita dagli sviluppi della teoria dei giochi e, in particolare, dalla dimostrazione che la presenza di asimmetrie informative non permette di raggiungere una condizione di ottimalità pur effettuando scelte assolutamente razionali.
Tornando al nostro discorso, il ragionamento del passeggero che raggiunge le vetture di coda potrebbe essere schematizzato con questo breve monologo interiore: << La parte centrale della banchina è sempre molto affollata e spesso mi sono accorto che invece i vagoni di coda sono abbastanza vuoti. E’ quindi logico che tenti di raggiungere la parte finale del treno piuttosto che rimanere “introppolato” in questa mischia ! D’altronde non credo che molta gente farà lo stesso ragionamento… >>.
A questo punto è necessaria una considerazione: l’affollamento nelle parti centrali delle banchine è, in un certo qual senso, “congenito” alla natura delle stazioni; tenuto conto, infatti, che la frequenza di arrivo dei treni (relativamente pieni) durante le ore di punta è relativamente alta, è molto più probabile che un viaggiatore che raggiunge la banchina con un treno presente in stazione, tenda a raggiungere il primo vagone disponibile - anche se affollato -, piuttosto che fare qualche passo con il rischio di vedere chiudere le porte del treno. Per questo motivo, l’unico modo “razionale” di evitare il congestionamento sarebbe quello di non aprire affatto le porte dei vagoni centrali…
Ammesso di avere sufficiente tempo a disposizione, il ragionamento del nostro fantomatico viaggiatore equivale più o meno alla dichiarazione di poter attendere un certo tempo massimo fino all’arrivo di un treno meno affollato. Ma cosa accade quando la frequenza di transito si riduce o la stazione non ha una densità di viaggiatori molto alta ? In tal caso, la prima parte del ragionamento perde di efficacia: nulla vieta infatti al viaggiatore di rimanere nella parte centrale della banchina senza doversi “divincolare” all’interno di una mischia. La sua decisione è adesso apparentemente più libera e perciò notevolmente più problematica !
Seguendo gli insegmenti di Smith sulla “mano invisibile”, il viaggiatore dovrebbe mantenersi saldo nel suo ragionamento, sicuro che tale comportamento, adottato da tutti gli altri individui non può che portare ad una soluzione globalmente ottima… Credo tuttavia che nessun viaggiatore abituale sia disposto a sottoscrivere quanto appena affermato ! Ciò che si osserva, infatti, è un addensamento del tutto eterogeneo di persone che vede ancora le presenza di vagoni semi-vuoti e di altri al limite della loro capacità massima, e a complicare il problema si aggiunge spesso il “candido” annuncio di un operatore che invita (anche se a volte in modo indiretto) la gente a raggiungere proprio le vetture di testa e di coda in quanto notoriamente più vuote…
L’effetto è sempre disastroso e più di una volta mi è capitato di sentire affermazioni del tipo: << Queste sono pecore, non persone ! >>, anche se di fatto la massa si stava comportando proprio come indicato dai messaggi vocali ! Cosa c’è che non va ? I posti sono disponibili e basterebbe una distribuzione più oculata per assicurare a tutti un livello di comfort certamente più elevato, ma un simile punto di equilibrio sembra piuttosto una chimera irraggiunbile… Tutto, in realtà, appare molto chiaro se analizzato in termini di informazione: l’auto-organizzazione è infatti tanto più proficua quanto più gli elementi del sistema sono in grado di scambiare efficaciemente informazioni e adattare il proprio comportamento di conseguenza. Rianalizzando quindi il nostro viaggiatore “modello”, possiamo dedurre che egli si trova nella drammatica situazione di dover prendere una decisione sistemica basandosi quasi esclusivamente su dati probabilistici; le sue sono infatti previsioni di comportamento non corroborate da alcun dato certo e, a complicare il tutto, si aggiunge anche la falsa speranza che nessun altro ragioni alla stessa maniera (apparente contraddizione del principio della mano invisibile).
Ciò che accade è che, in effetti, un gran numero di altri viaggiatori farà le medesime considerazioni e trarrà conclusioni basate solo su congetture senza nemmeno tentare di ottenere qualche informazione più certa. L’annuncio microfonico, ideato per consigliare saggiamente gli utenti del servizio, si traduce inoltre in un invito implicito a non ricercare altre informazioni in quanto una sorta di intelligenza centralizzata ha già fornito tutti i dati necessari. Gli agenti di questo sistema, tenderanno perciò, non soltanto, a non valutare accuratamente l’effetto dell’asimmetria informativa, ma saranno anche abbastanza convinti che il risultato macro-comportamentale sarà prossimo all’ottimalità… Quanto è frustrante vedere continuamente infrante le proprie aspettative !
Non voglio dilungarmi oltre in questo articolo, ma, prima di chiudere, mi preme sottolineare, come l’idea che i comportamenti sociali siano guidati da una qualche forma di auto-organizzazione va sempre valutata tenendo presente la quantità e la qualità delle informazioni che gli elementi costituenti il sistema sono in grado di scambiare… Un messaggio più adeguato da diffondere potrebbe essere: << Le vetture di coda sono generalmente meno affollate, tuttavia prima di dirigervi in qualche direzione, comunicatelo ai vostri vicini>> !